Viaggiare con un bimbo autistico

VIAGGIARE CON UN BIMBO AUTISTICO

Una cosa che non mi andava giù, quando ho scoperto la diagnosi di mio figlio, era che forse non avrei mai potuto viaggiare con lui, perché a quel tempo bastava una piccola deviazione da una strada conosciuta per farlo andare in tilt. Bastava un semaforo rosso o il passaggio a livello abbassato. Quando qualcosa interrompeva la nostra normale andatura verso la meta prestabilita scattavano urla, pianto, scene di nervosismo. Anche andare in vacanza era abbastanza snervante: lui che si innervosiva ad aspettare, che correva sempre avanti e indietro, che non stava mai fermo. Insomma, io mi rilassavo solo quando finalmente tornavamo a casa.

Dopo la diagnosi, però, un po’ le cose sono cambiate. Grazie alla terapia comportamentale, con mio grande stupore, ho scoperto che Davide era ancora plasmabile. Aveva solo due anni e mezzo ed una vita intera per imparare. Potevamo insegnargli molto, bastava solo usare il metodo giusto per raggiungerlo, per arrivare a lui. Ovviamente non era solo lui che doveva imparare, ma tutti noi che gli stavamo vicino.
Scoprire nella praticità come funzionava il cervello umano mi affascinava, vedere come il suo rispondeva o meno agli insegnamenti, mi faceva capire come ognuno di noi è diverso ed impara in modo diverso.
Così, mentre lui lavorava giornalmente con le terapiste sia a casa che all’asilo, io mi occupavo di allargare il suo campo di esperienze, con giochi ed attività, perché la verità è che i nostri bambini hanno bisogno di tanta, tantissima esperienza per apprendere.

Ebbene, io volevo insegnargli a viaggiare, o almeno, a non andare in tilt quando cambiavamo strada, ad accettare serenamente gli ambienti nuovi. Sapevo di non poter contare sulla sua curiosità di vedere un posto nuovo, perché lui stava bene solo nei luoghi che oramai conosceva. Sapevo anche che, visitando un posto nuovo, lui era troppo agitato per apprezzarlo, quindi dovevo puntare su qualcos’altro: dovevo puntare sul DESIDERIO DI TORNARE IN UN POSTO. Ero certa che se fosse tornato una seconda o terza volta in un posto, avrebbe finalmente potuto trovarlo interessante e guardarlo, chissà, con gli occhi dell’esploratore.
Quindi mi sono concentrata su quello che gli piaceva: gli animali. Per iniziare, ho scelto un porticciolo sul fiume, a pochi chilometri da casa, dove ci si può sedere per terra a guardare i cigni e le paperelle, si può passeggiare lungo la riva e, con il traghetto, si può raggiungere in pochi minuti l’altra sponda.
Ho preparato un GIOCO DI IMMAGINI, un foglio con delle foto che avevo scattato (il fiume, i cigni, le paperelle, il traghetto, un sasso gigante, una scritta sul prato fatta con i fiori, il parcheggio per le biciclette, le barchette attraccate): il gioco consisteva nel cercare nella realtà quello che c’era sulle immagini. Così ho mostrato a Davide il gioco e le foto ed abbiamo segnato sul calendario il giorno della “gita”.
Avere una data segnata sul calendario, lo aiutava molto ad accettare un evento che usciva dalla sua solita routine.
Quel giorno, lui era pronto. Avevo creato l’agenda visiva per la gita (una sequenza di immagini incollate su cartoncino): - foto della mia macchina
- foto del fiume
- foto del gioco di immagini
- di nuovo foto della mia macchina
- foto di casa (il rinforzo finale per lui era ovviamente “ritornare a casa”)

Arrivati al fiume, il fatto di avere una meta, un percorso da seguire, degli oggetti da cercare, lo ha impegnato così tanto che quasi non si è accorto di essere in un posto nuovo.
Abbiamo passeggiato lungo il fiume cercando luoghi e oggetti, poi abbiamo fatto merenda seduti in riva al fiume, guardando cigni e paperelle e poi siamo tornati a casa. Abbiamo anche scattato altre foto per avere qualche bel ricordo. La nostra gita è durata poco più di un’ora.. tutto è filato liscio e lui è stato benone.
Che emozione per me! Ce l’avevo fatta.
Ma non era finita, non bastava così, l'obiettivo era TORNARCI. Nei giorni successivi, ho preso alcune delle foto scattate ed ho iniziato a creare un piccolo diario in cui descrivevo la nostra gita. Molto semplice, solo due pagine, con immagini e scritte in simboli PCS. La mia speranza era che, guardando quelle pagine, Davide potesse fissare quei posti nella sua mente, così da VOLERCI RITORNARE. Con mio grande rammarico, però, a lui non importava niente di quel diario. Lui aveva i suoi libri di immagini su cui passava un sacco di tempo e il mio diario non rientrava fra quelli.

Il fatto è che poi ci resto un po’ male quando tutte le mie aspettative vanno in fumo.. Come facevo a creargli l’interesse per quel diario?

Ma poi ho avuto un’idea!

C’era una lucina proibita, un laser, che stavamo usando in terapia per insegnargli ad indicare con il dito.. A lui quella lucina piaceva tantissimo e si divertiva ad inseguirla. “Tocca qui, tocca là”, diceva la terapista, e lui toccava felice, poi lei allontanava il puntino rosso fino a che lui non riusciva più a toccarlo e a quel punto doveva indicarlo..
Insomma, ho preso quella lucina e mi sono messa a leggere quelle due pagine, tenendo il segno con il puntino rosso, sperando di attirare la sua attenzione. E infatti, l’avevo attirata, ma un po’ troppo: perché a quel punto lui voleva giocare con la lucina!
Allora ho cambiato tecnica. Ho creato un VIDEO, fisso sulle 2 pagine del diario, con la mia voce che leggeva e il puntino rosso che teneva il segno. E con questo stratagemma, sono finalmente riuscita a catturarlo. Quel video gli piaceva un sacco e, dopo averlo visto e rivisto, è andato a cercarsi i fogli scritti con le immagini: il diario. Adesso poteva tranquillamente fissare quei luoghi nella sua mente !

E così quando gli ho proposto di tornare al fiume con un nuovo gioco di immagini, lui era tutto contento. Come immaginavo, ogni volta che tornavamo al fiume, lui era sempre più rilassato e disponibile.
Abbiamo allungato le nostre passeggiate, abbiamo anche preso il traghetto e passeggiato sulla riva opposta.
Avevo trovato il modo giusto per portarlo in giro a zonzo e, durante quell’estate, il nostro territorio è diventato il nostro mondo.
C’era un bosco a dieci minuti d’auto da casa: un sentiero fra gli alberi, un ponticello, un torrente. Portavamo sempre la merenda con noi, per avere un motivo per sederci e riposare. Portavamo un giochino, un passatempo, un libro. Ricordo che proprio in quel torrente Davide ha imparato a lanciare i sassolini. Non aveva mai lanciato niente prima, neanche una palla. Lì invece, un po’ tiravo io, un po’ lui, all’inizio timidamente, ma ben presto con più sicurezza. Ci divertiamo così..
Questi primi viaggetti sono stati per noi una palestra. Man mano che lui prendeva sicurezza, anch’io imparavo a gestirlo al di fuori dei soliti ambienti e imparavo anche a gestire eventuali situazioni impreviste.

C’era poi una chiesetta, in cima ad una scalinata di 180 gradini.. a soli 15 minuti da casa. Non so quante volte abbiamo fatto quegli scalini, perchè.. ho scoperto (!!!) che a lui piacevano gli scalini.. su e giù, su e giù, su e giù..

E poi un Santuario in mezzo al bosco, la diga al fiume, il parco faunistico ed ancora altre passeggiate.
Ci siamo anche avventurati ad un parco di divertimenti, ma di questo racconterò un’altra volta… 😉

[Eleonora Redaelli]


Metto qui il link alla pagina dedicata all’AGENDA VISIVA, sul mio sito di materiale, se dovesse servire:
https://www.aba-work.com/it/download/agenda-visiva.aspx

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